Molti lettori si interrogano oggi sull’attendibilità di Report, soprattutto alla luce dei recenti e clamorosi sviluppi giudiziari ed economici. Il tempo, come spesso accade, è galantuomo e rimette ogni tassello al suo posto. Chi segue costantemente questo blog ricorderà perfettamente le nostre dure e documentate prese di posizione contro una certa narrazione televisiva, incline più al teorema politico che all’obiettività del servizio pubblico.
In passato non avevamo esitato a contestare i servizi della trasmissione di Rai 3 attraverso ben tre contributi analitici, in tempi non sospetti:
- “REPORT, strumentalizzata l’On. Brambilla per colpire ENCI, Alemanno e l’area politica della destra“
- “REPORT, faziosi attacchi politici all’On. Brambilla“
- “REPORT & cacciatori ed allevatori contro la Brambilla, ora è tutto chiaro“
Oggi, all’ombra giudiziaria del caso Ranucci-Lavitola (con il surreale retroscena del finto attentato mirato a vittimizzare mediaticamente il conduttore in ottica elettorale per il 2027), si aggiunge una clamorosa ombra economica. I dati emersi a metà agosto 2026 sui compensi faraonici della redazione svelano un cortocircuito non più tollerabile. Quella che appariva come una sistematica parzialità editoriale assume contorni decisamente più torbidi, confermando definitivamente i nostri storici dubbi circa la trasparenza di quella redazione.
IL “METODO INNOCENZI”: Teoremi, aggressioni e i compensi Giulia Innocenzi Report
Mentre in televisione si impartivano lezioni di etica, l’inchiesta pubblicata da Il Tempo, REPORTOPOLI, ha svelato i compensi lordi attribuiti a Giulia Innocenzi per la sua collaborazione con il servizio pubblico:
- 140.317 euro per la stagione 2022-2023.
- 73.804 euro per l’anno successivo.
- 228.026 euro per l’ultima annualità presa in esame.
Cifre enormi, pagate con il canone dei contribuenti. Ma cosa ha acquistato la Rai con questi fiumi di denaro? Analizzando i nostri archivi, la risposta è evidente: un giornalismo d’assalto, parziale e ideologico.

Le omissioni calcolate (Gennaio 2025): Nella puntata “Lottizzazione dei cani”, la Innocenzi aggrediva verbalmente e con veemenza l’On. Brambilla nella sala congressi di un hotel. Lo scopo? Creare il “mostro” in prima serata per colpire l’area conservatrice, ignorando volutamente i contratti commerciali trasparenti tra ENCI e Mediaset e nascondendo al pubblico la massiccia produzione legislativa della parlamentare (dalla storica chiusura di Green Hill all’inasprimento delle pene per i maltrattamenti).
Lo strabismo ideologico (Febbraio 2025): Nella puntata “Benessere parlamentare”, l’inviata d’oro si accaniva reiteratamente su un singolo caso vecchio di otto anni pur di colpire un bersaglio politico di destra. Al contempo, chiudeva entrambi gli occhi su colossali scandali finanziari e gestionale legati a canili vicini alla sinistra, come il caso della mazzetta di 27 mila euro nella cuccia della senatrice PD Cirinnà o la gestione ventennale AVCPP della Muratella a Roma , per volere dalla stessa Cirinnà, (dove l’80% dei fondi pubblici andava al personale e solo le briciole agli animali). Roma, maltrattamenti e sprechi: inchiesta sui canili comunali



IL PARADOSSO ETICO: L’assist della finta paladina agli aguzzini degli animali
Il punto più basso e politicamente imperdonabile di questa gestione giornalistica emerge però dall’analisi degli effetti concreti sul mondo animalista. Ed è qui che bisogna rimarcare sulla figura di Giulia Innocenzi, proprio perché si professa pubblicamente una paladina dei diritti degli animali.
Con le sue inchieste pretestuose, la Innocenzi ha finito per offrire un assist d’oro a un fronte compatto di cacciatori, allevatori intensivi, macellatori, favorevoli all’abbattimento di orsi e lupi (come Michele Corti il portavoce di Ruralpini , l’associazione ruralista con iscritti nella lista Libertà/ScN del politico pro-mattatoi e pro caccia e pesca Cateno De Luca ). Forti del fango lanciato da Report, questi aguzzini si sono palesati uniti per chiedere una cosa ben precisa e drammatica: la chiusura del programma “Dalla parte degli animali”, condotto dalla Brambilla la domenica mattina sulle reti Mediaset e Mediaset Infinity.

Qui si consuma il tradimento etico. “Dalla parte degli animali” è un format unico, una vetrina fondamentale il cui scopo principale è trovare una famiglia per i cani e i gatti ospiti dei rifugi d’Italia. La trasmissione genera un effetto moltiplicatore straordinario: migliaia di adozioni andate a buon fine e oltre mille storie di felicità realizzate. Quando una famiglia si muove per un animale visto in TV e lo trova già adottato, finisce quasi sempre per accoglierne un altro dello stesso rifugio.
Se il disegno degli aguzzini – spalleggiati dalle inchieste della Innocenzi – fosse andato a buon fine, il vero danno non lo avrebbe subìto la politica, ma le migliaia di cani sfortunati che sarebbero rimasti prigionieri a vita nei canili. Questo è il capolavoro della giornalista da oltre 220 mila euro all’anno: fare la morale nei festival e poi servire su un piatto d’argento la testa delle adozioni nazionali a chi gli animali vuole solo sfruttarli o sparargli.
I NODI VENGONO AL PETTINE: la Rai fermi questo cortocircuito
La richiesta avanzata dal centrodestra di sospendere immediatamente la trasmissione non è un attacco alla libertà di stampa. Al contrario, è l’atto dovuto di chi esige che il servizio pubblico sia presidiato da figure capaci di garantire un’informazione pulita, equa e non inquinata da dinamiche di potere personali, ambizioni elettorali o speculazioni economiche.
Chi per anni ha preteso di fare il moralizzatore pubblico usando due pesi e due misure, oggi si ritrova stretto nella morsa di vicende oscure che cancellano ogni residuo di autorevolezza.
Come Presidente del Partito Animalista Europeo (PAE), ribadisco la mia posizione: gran parte dei servizi di Report si sono rivelati teoremi basati su ipotesi, volti a sollevare dubbi etici senza prove certe. Chi si fa paladino della trasparenza deve applicare a se stesso gli stessi identici parametri rigidi usati per gli altri. Sigfrido Ranucci faccia un passo indietro e si dimetta immediatamente da Report, e i vertici di Viale Mazzini interrompano definitivamente ogni futura collaborazione e contratto con Giulia Innocenzi. Chiedano scusa a tutti gli italiani: l’attendibilità di Report è definitivamente azzerata.
Stefano Fuccelli
Presidente Partito Animalista Europeo (PAE)

